Durante l’ estate   i bagni di sole e di mare sono  per molti un piacevole ed irrinunciabile piacere, naturalmente sotto gli auspici del buon senso (si spera!), dal momento che il sole può essere causa di danni sia acuti che cronici per la nostra pelle.

Ma siamo tutti uguali sotto il sole ?

La capacità di abbronzarsi non è uguale per tutti infatti alcuni sviluppano una tintarella intensa e scura, poiché producono una grande quantità di pigmento, altri difficilmente riescono ad abbronzarsi nonostante le ore passate sotto il sole più cocente. E’ proprio da questa osservazione che sono stati identificati sei fototipi in relazione alla risposta della pelle al sole (fig 1).

fig. 1 – FOTOTIPI secondo Fitzpatrick

I fototipi I e II hanno una scarsissima capacità di abbronzarsi e quando si espongono al sole sviluppano un eritema molto intenso fino all’ustione. I fototipi III e IV hanno una capacità intermedia nel produrre il pigmento e sviluppare l’eritema mentre i fototipi V e VI si abbronzano facilmente e si scottano con molta difficoltà. E’ pertanto di fondamentale importanza conoscere il proprio fototipo, poiché ci indica la nostra suscettibilità al sole e ci suggerisce cautela quando la nostra cute stenta ad abbronzarsi.

Quali sono i fattori di fotoprotezione ?

I più noti fattori di protezione endogena sono l’abbronzatura e l’ispessimento della pelle che tuttavia si manifestano quando la cute è già stata danneggiata. Un valido aiuto ci è offerto dai filtri solari.
In commercio ve ne sono di molti tipi: a bassa ed alta protezione, a schermo totale, resistenti all’ acqua o alla sudorazione, ma spesso la scelta può essere difficile e talora scorretta.

Come orientarsi tra mille prodotti?

Innanzitutto un filtro solare deve fornire un’adeguata protezione verso gli UVA ed UVB, deve evitare l’insorgenza dell’eritema, deve essere privo di effetti tossici, fotosensibilizzanti, mutageni e comunque non deve essere dannoso per la pelle, dovendo inoltre garantire una certa stabilità termica e chimica.

Poichè la maggior parte dei filtri, indipendentemente dal fattore di protezione, perde la sua efficacia dopo circa 2 ore è fondamentale rinnovare l’applicazione più volte, soprattutto dopo il bagno.

Nell’ambito della fotoprotezione particolare attenzione è stata dedicata, negli ultimi tempi, all’estratto di POLYPODIUM LEUCOTOMOS, una felce tropicale, già nota da oltre due secoli nella medicina popolare dell’America Centrale e del Sud America.
Questa sostanza, in commercio in Italia sia in crema che in capsule, possiede una elevata capacità antiossidante ed inoltre è in grado di contrastare gli effetti lesivi degli UVB ed UVA quali l’eritema, l’elastosi solare (caratteristica del fotoinvecchiamento) e la depressione immunitaria.

Un altro meccanismo riparativo è offerto dalla FOTOLIASI, presente in alcuni filtri solari.
La FOTOLIASI è un enzima che si attiva con la luce diurna e consente la riparazione dei dimeri di pirimidina generati dall’azione dei raggi UV.

I dimeri di pirimidina causano un’anomala replicazione del DNA responsabile di mutazioni genetiche che possono determinare l’insorgenza dei tumori cutanei.

Quando esporsi al sole ?

E’ di fondamentale importanza evitare di esporsi tra le 11 e le 14 per vari motivi:

• in queste ore i raggi ultravioletti sono perpendicolari alla superficie terrestre e quindi dotati della massima energia,

• il percorso che le radiazioni ultraviolette compiono nell’ attraversare la fascia di ozono (filtro degli UV) è più breve (fig2),

• in queste poche ore la terra viene raggiunta da più del 50% della radiazione ultravioletta dell’intera giornata!

Soprattutto non lasciamoci ingannare da una giornata nuvolosa che può essere spesso causa di ustioni inaspettate in quanto, mentre la radiazione infrarossa, a causa dell’effetto termico passa limitatamente, più del 90% degli UV attraversano le nuvole, danneggiando la nostra pelle.
Ripararsi sotto l’ombrellone non ci protegge totalmente dall’ esposizione poiché siamo comunque raggiunti dagli UV riflessi dalla sabbia e dall’acqua.
Inoltre particolare attenzione va riservata alla protezione dei bambini e degli anziani poiché la cute ricorda i danni subiti ed i suoi meccanismi di protezione divengono sempre meno efficaci con il trascorrere del tempo.

Antonella Vilardo

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